IL RECUPERO INTEGRATO DELLA “CORTE BUCCHIO”

bucchio

Tema: Borgo con ristorante e camere / village with restaurant and rooms
Località: San Giovanni in Persiceto - Bologna
Periodo: 2000-2004
Tipo: Risrutturazione / Renovation
Ente: Azienda
lo mauro&reggiani associati con arch. G.lo mauro e ing. Acosta
Link utili: http://www.sorsimorsi.it/

Ogetto dell’intervento è un complesso di volumi agricoli denominati “Corte Bucchio”. Il progetto di recupero integrato prevedeva la realizzazione di un’area a parco, di un’abitazione privata e di una zona pubblica destinata ad uffici e spazi per la ristorazione. Il tutto concepito secondo un'ottica ecologica che ha permesso l’utilizzo di tecniche costruttive e impiantisti proprie della bioarchitettura. L’area destinata alla ristorazione serve circa 150 coperti, incrementabili durante la stagione estiva grazie all’utilizzo di spazi esterni (corte, pergolato e solarium), integrati da un bar all’aperto, una sorta di chiosco ricavato dal recupero dell’antico stalletto, che ha permesso la valorizzazione di un forno che apparteneva alla costruzione esistente. Lo spazio interno del corpo principale si organizza su tre livelli, di cui quello intermedio a doppia altezza è dedicato al ristorante, mentre al piano terreno sono ospitati l’area bar con le cucine e le relative pertinenze e nel sottotetto una serie di spazi dedicati al personale. Questa parte dell’intervento è contraddistinta dalla volontà di mantenere il più possibile integro l’impianto murario originale, che è stato reso più funzionale inserendo nuovi collegamenti verticali, sviluppati all’interno per quanto riguarda l’accessibilità dei clienti al piano primo ed all’esterno per i sistemi montavivande, in un vano che rimane interno della sagoma dell’edificio.
Il volume centrale del complesso è stato recuperato mantenendo la destinazione e l’impianto tipologico originari. Al contrario, il fabbricato destinato agli uffici è stato interpretato con maggiore libertà compositiva, ed ha visto l’inserimento di elementi propri di un linguaggio più contemporaneo nei fronti esterni (ad esempio il tema delle vetrate a tutta altezza) ed un nuovo impianto di distribuzione interna che consente di sfruttare al meglio le superfici di pertinenza. Nell’ambito del recupero del complesso è stato ridisegnato anche lo spazio cortilizio, grazie ad una nuova pavimentazione in cotto posata “a spina”, completata con filette di pietra di lessinia, che disegnano una serie di semplici figure geometriche sovrapposte.
Il parco è stato ripristinato ed integrato con essenze autoctone e completato da un’area destinata a parcheggio e da uno schema di distribuzione viario che mantiene l’originario asse prospettico ed apre la visuale sul fronte sud, oltre che da un’area destinata alla fitodepurazione delle acque reflue.

I materiali
I materiali di cui si è previsto l’utilizzo per il recupero e il ripristino delle componenti edilizie sono stati scelti tra quelli naturali o prodotti dal riciclo di materie prime, cercando di evitare totalmente l’impiego di materiali provenienti da processi di sintesi chimica pesante.
La finitura superficiale delle murature esterne in laterizio microporizzato è stata realizzata con malta di “cocciopesto” applicata a tre strati (arriccio, rinzaffo e tonachino), mentre le tramezze interne in forati di laterizio (sp. finito 15 cm.) sono state finite con premiscelati di calce idraulica per garantire traspirabilità e permeabilità al vapore.
I solai interpiano sono stati realizzati in legno nel volume del ristorante; negli altri casi sono in laterizio, prevedendo l’eliminazione dei possibili ponti termici e la messa in opera di guaine anticalpestio in materassini di gomma riciclata. Il coperto, del tipo ventilato, è stato coibentato con pannellature di truciolo di legname compresso e reso permeabile al vapore tramite l’inserimento di guaine di nuova concezione (tipo goretex).

Principi bioclimatici
Il recupero del complesso edilizio è stato informato anche da una serie di valutazioni e considerazioni di tipo bioclimatico. Gli edifici destinati alle abitazioni ed agli uffici erano già orientati in maniera corretta dal punto di vista bioclimatico, e ciò ha permesso di ottimizzare al massimo la loro distribuzione interna; al contrario, il volume dedicato alle attività di ristorazione non ha potuto beneficiare di questi vantaggi a causa delle richieste particolarmente gravose degli Enti di controllo che, per garantire i requisiti previsti dalla legislazione italiana in materia, hanno imposto soluzioni non adeguate ai principi della bioclimatica.
Le finestrature e le parti vetrate sono state opportunamente dimensionate, posizionate e schermate in funzione della posizione del sole e corredate da serramenti a doppio vetro con superficie bassoemissiva, che permettono la riduzione dei fenomeni di surriscaldamento estivo. Questo obiettivo è stato perseguito anche nella realizzazione dell’involucro edilizio, in laterizio alveolare intonacato con cocciopesto per creare una notevole massa termica che consente di ridurre gli scambi termici tra ambiente interno ed esterno.

Gli impianti di riscaldamento, di ventilazione ed elettrico
Nelle decisioni riguardanti la scelta dell’impianto di riscaldamento da adottare si è cercato di coniugare i criteri di massima efficienza con la riduzione dei costi, la razionalizzazione delle opere impiantistiche e i risparmi di gestione. Un aiuto nella riduzione dei consumi proviene dalla scelta di realizzare strutture murarie massive dotate di elevata inerzia termica; in base a questa e ad altre considerazioni si è optato per l’installazione di un impianto di riscaldamento a pannelli radianti annegati nel pavimento. La regolazione si basa su un sistema di telecontrollo, per garantire una migliore efficienza del funzionamento, ridurre i consumi e gli sprechi energetici e contemporaneamente gestire in maniera ottimale il comfort ambientale. L’impianto di riscaldamento funziona in combinazione con quello centralizzato per la produzione acqua calda sanitaria: un sistema di produzione di energia ad assorbimento (miscela di acqua/ammoniaca) alimentato a gas metano è stato preferito ad uno più “tradizionale” funzionante con uno o più generatori di calore a metano ed uno o più refrigeratori d’acqua con condensazione ad aria tipo elettrico; ciò comporta un minor consumo di energia ed evita la necessità della cabina di trasformazione. A servizio del ristorante è prevista un’unità di trattamento dell’aria, (sia per le cucine che per la zona effettiva di ristorazione) secondo le prescrizioni vigenti, progettata in maniera da funzionare al 100% con aria riciclata e recuperare così il 55% dell’energia termica espulsa. Ciò è stato possibile con l’adozione di alcuni stratagemmi miranti al ricircolo e alla ventilazione naturale, ottenuta sfruttando le depressioni interne che si creano tra le trombe di collegamento degli impianti di sollevamento verticali e le canalizzazioni sotterranee dei solai galleggianti al piano terra. Il sistema di regolazione che vigila sulla situazione microclimatica interna del volume ristorante controlla anche il livello della qualità ambientale ed adatta il flusso della ventilazione in funzione dell’effettiva presenza di persone in sala. Nel caso in cui i valori qualitativi dell’aria non risultino essere idonei alla conduzione effettiva, l’immissione viene regolata anche da un variatore che agisce direttamente sulle serrande dell’U.T.A. (unità trattamento aria). L’attenzione della riduzione delle cause di origine dei fenomeni di elettrosmog si legge anche nel disegno degli impianti di distribuzione primaria e secondaria dell’impianto elettrico dell’intero complesso, contraddistinti da percorsi radiali tracciati tenendo conto dei luoghi di maggiore permanenza delle persone e dalla riduzione delle linee secondarie in transito orizzontale e verticale, realizzata anche limitando il numero di punti presa alle reali esigenze degli edifici. Anche la scelta degli apparecchi di illuminazione è stata improntata al risparmio energetico, indirizzandosi prevalentemente verso lampade fluorescenti lineari o compatte, con rare eccezioni necessarie alla valorizzazione estetica della struttura.

Il sistema di distribuzione e recupero delle acque
Il progetto dell’impianto idrico del complesso è finalizzato alla riduzione dei consumi di acqua potabile e dell’inquinamento ad essa correlato. Oltre all’idoneo dimensionamento della rete di distribuzione, si è provveduto all’installazione di rubinetterie con cartucce economizzatrici d’acqua e di dispositivi limitatori di flusso che ne riducono la pressione, oltre che di cassette di scarico wc dotate di doppio tasto di risciacquo. Nell’impianto di distribuzione di acqua calda sanitaria sono stati adottati sistemi di ricircolo che riducono i tempi di erogazione della medesima alla temperatura richiesta e una adeguata coibentazione delle tubazioni che ne riduce le dispersioni di calore.
Sono stati inoltre installati dei dispositivi per la decalcarizzazione dell’acqua potabile in pieno rispetto alla normativa vigente, che permettono non solo di risparmiare energia, ma anche di ridurre fortemente il consumo di detersivi, ammorbidenti e brillantanti, ottenendo migliori risultati di lavaggio e una vita più lunga delle macchine. L’obiettivo di ridurre i consumi di acqua potabile del complesso ha riguardato anche la realizzazione di un sistema integrato di risparmio e riuso dell’acqua. In questo ambito si è cercato di differenziare il tipo di acqua al momento dell’utilizzo separando le reti di scarico, così da avere un riciclo breve e ottenere contemporaneamente acque di qualità inferiore per usi non potabili e scarichi fognari più concentrati.
Il sistema si compone di diversi elementi di distribuzione delle acque, quali:
- una tradizionale rete di acqua potabile proveniente dall’acquedotto, collegata a tutti i punti di erogazione;
- una rete di acque bianche, che convoglia le acque meteoriche raccolte sui tetti fino al serbatoio di stoccaggio interrato che alimenta l’impianto di irrigazione del parco, dotata di un sistema di mantenimento del livello minimo dell’acqua alimentato da una elettropompa sommersa che preleva acqua dal pozzo esistente;
- una rete differenziata di tubazioni per le acque di scarico che consiste in una rete di scarico in fognatura dei reflui provenienti da wc, bidet, e lavandini ed in una rete separata per le acque grigie, che convoglia i reflui della cucina in un pozzetto degrassatore, prima di immettersi nella rete fognaria.

Sistemi di bio-fitodepurazione dei reflui
La scelta dell’impianto di depurazione delle acque reflue è stata condizionata dalle nuove indicazioni del D.lgs 152/1999, che nel caso specifico tutela le falde vietando scarichi del tipo “a sub-irrigazione” o a “pozzi percolatori”, in quanto ci si trova in una area definita ad alta vulnerabilità intrinseca. Queste imposizioni di legge hanno condotto alla scelta di realizzare un impianto di bio-fitodepurazione delle acque reflue, che coniuga le esigenze di tutela ambientale ai principi dell’architettura sostenibile. Ciò è stato possibile in quanto gli scarichi del progetto in esame sono tutti equiparabili a scarichi di civile abitazione (cioè non produttivi).
Una volta valutate le caratteristiche del terreno (terreni limo-sabbiosi e sabbio limosi) e determinato il carico organico (70 ab./eq., aumentati a 75 ab./eq. in previsione dell’integrazione servizio di ristorante e bar estivi), l’impianto di fitodepurazione più idoneo da impiantare è risultato essere il sistema sub-superficiale a flusso verticale, in cui le acque reflue vengono pretrattate in vasca Imhoff e successivamente immesse in vasca di preossidazione con accumulo e sollevamento. Nello specifico, le acque di scarico provenienti dalla cucina dell’abitazione e dal ristorante, entrano direttamente in apposite vasche di pretrattamento per la separazione degli olii e dei grassi, mentre gli scarichi dei wc affluiscono in pozzetti sifonati e le acque grigie (acque saponate dei bagni) sono convogliate in altri pozzetti contermini. L’acqua pretrattata anaerobicamente in vasca Imhoff viene immessa nell’impianto di fitodepurazione, previo passaggio da vasca di accumulo per regolare la portata in ingresso al bacino e consentire una migliore ed omogenea immissione nella massa filtrante. Una volta distribuita sulla superficie interna del vassoio di fitodepurazione, l’acqua percola poi verticalmente gli strati di materiale filtrante di varia pezzatura. Successivamente le piante, messe a dimora nel terreno vegetale contenuto nella superficie dell’impianto di fitodepurazione, assorbono l’acqua chiarificata per capillarità cedendola per evapotraspirazione. L’acqua in uscita viene infine riciclata a monte dello stesso vassoio, immessa sotto pianta ed inviata allo scarico finale. Le piante previste per il progetto di fitodepurazione hanno un sistema vascolare pari al 50-60% del volume dell’intera pianta, attraverso il quale provvedono al trasporto dell’ossigeno atmosferico fino al livello delle radici e dei rizomi, favorendo la coltivazione dei batteri anaerobici e aerobici nel terreno adiacente dove l’ambiente è riducente. Ciò permette di ottenere un buon grado depurativo anche nei periodi freddi, in quanto le piante mantengono un’attività biologica ad opera dei microorganismi adesi alle radici e presenti nel terreno.
Le piante e gli arbusti preventivati per l’insediamento, hanno caratteristiche autoctone e rustiche; in particolare verranno utilizzati: ligustrum, cornus alba, cotoneaster salicifolia, lauro cerasus, sambucus nigra, cannucce di palude, sale di palude, viburnio, filipendula.